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N. 25 del 30 giugno 2025

Pratiche scorrette: Poste Italiane sanzionata dall’Antitrust per 4 milioni di euro. Cosa non si fa per accaparrarsi i dati dei clienti

Pratiche scorrette

Per far funzionare l’app Android di Banco Posta e Poste Pay gli utenti erano costretti ad autorizzare l’accesso ai dati contenuti nei propri smartphone. In caso contrario l’utilizzo dell’app si bloccava. È sostanzialmente questa la motivazione che ha spinto l’Autorità garante della concorrenza e dei mercati a sanzionare Poste Italiane con la bella cifra di 4 milioni di euro. 

Ma l’Authority non si è limitata a questo e, considerata la delicatezza della questione, ha voluto incontrare sul tema anche i rappresentanti del Garante per la protezione dei dati personali e acquisire il parere della Banca d’Italia.

Come capita in questi casi, per evitare la sanzione, durante il procedimento Poste Italiane ha presentato all’Authority una proposta di impegni volti a rimuovere i profili di scorrettezza della condotta oggetto di contestazione. Tale proposta è stata respinta in quanto giudicata non idonea a sanare tutti i profili di scorrettezza contestati. Anche una seconda proposta di impegni, presentata dopo alcuni mesi, è stata rigettata. Tra i 200.000 e i 400.000 utenti si sono visti bloccare l’app nel periodo in esame, tra aprile 2024 e febbraio 2025, mentre un altro numero tra 1.000.000 e 2.000.000 di consumatori sono stati soggetti a un importante limite di utilizzo delle funzioni dell’app.

A conclusione della lunga istruttoria, con il conforto dei pareri del Garante per la protezione dei dati personali e della Banca d’Italia, l’Autorità ha giudicato “aggressiva” la pratica svolta da Poste Italiane SpA, in violazione degli art. 24 e 25 del Codice del consumo, nonché in contrasto con il dovere di diligenza prescritto dall’art. 20 dello stesso Codice. La sanzione applicata, pari a 4 milioni di euro, dovrà essere versata entro trenta giorni.

Se qualcuno avesse ancora dubbi sul valore che gli operatori, soprattutto nel settore finanziario, attribuiscono ai dati dei clienti, questo episodio fornisce elementi di riflessione sufficienti a fugarli. I dati vanno protetti e il loro utilizzo, da parte dei gestori dei servizi, deve rispondere ai principi dell’etica professionale. Per gli agenti di assicurazione, come il Sindacato ha da sempre sottolineato, i dati dei clienti costituiscono un valore fondamentale del quale devono conservare titolarità e proprietà, elementi sui quali si fonda la libertà professionale.

 

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