N. 31 del 25 agosto 2025
Le sanzioni dell’Ivass non scoraggiano i comportamenti illeciti delle imprese.
Le sanzioni imposte dall’Ivass alle imprese hanno, secondo quanto afferma lo stesso Istituto, “una funzione dissuasiva, servono cioè a scoraggiare comportamenti scorretti da parte delle imprese di assicurazione, sia nei rapporti con i Consumatori, sia sotto il profilo organizzativo e della gestione aziendale”.
Tuttavia, a giudicare dall’incremento delle sanzioni applicate, sia in termini di numero che, soprattutto, di importo, non pare che le compagnie si lascino dissuadere dal continuare a tenere comportamenti scorretti.
Nel 2024 l’Istituto di Vigilanza ha irrogato 60 provvedimenti sanzionatori nei confronti di imprese per un ammontare complessivo di 13,4 milioni di euro. Le violazioni sanzionate in materia di R.C. auto sono state 41, per un totale di quasi 3 milioni di euro, mentre la quasi totalità delle sanzioni rimanenti, per oltre 10 milioni di euro, sono relative ai rami vita.
Nel 2023 le sanzioni complessivamente irrogate sono state 40, per un totale di 6,3 milioni di euro, 32 delle quali relative ai rami R.C. auto (1,6 milioni di euro) e 8 per illeciti relativi ai rami non auto (4,6 milioni di euro). Nel 2022 i provvedimenti sono stati 62 (4,8 milioni di euro), mentre nel 2021 l’Ivass ha imposto 102 provvedimenti sanzionatori per un totale di 3,2 milioni di euro).
Il numero dei provvedimenti è variabile, ma l’importo complessivo tende nettamente al rialzo, con un importo medio per sanzione che, per i provvedimenti relativi alla R.C. auto, va da 31.600 euro del 2021 ai 71.000 euro del 2024. Negli altri rami non auto il valore medio delle sanzioni passa dagli 89.000 euro del 2021 ai 581.000 del 2024, concentrandosi quasi esclusivamente nei rami vita.
Dunque l’Ivass vigila e quando occorre sanziona anche pesantemente. Le cifre, però, sono soltanto apparentemente vistose e i milioni di euro, a prima vista imponenti, lo diventano molto di meno se misurati nel contesto dei profitti realizzati dalle compagnie che, nel 2024, con 10,2 miliardi di euro di utili, hanno prodotto il miglior risultato degli ultimi dieci anni, con un incremento del 32% rispetto al precedente esercizio. Assorbire l’impatto di qualche sanzione, per le compagnie, è forse meno oneroso che mettere mano all’organizzazione e rispettare le regole?
Il Sindacato aveva già messo in guardia gli agenti UnipolSai rispetto alle criticità derivanti dall’eliminazione del tacito rinnovo, evidenziando, fra le altre, la mancata previsione di una corretta remunerazione del maggior impegno necessario a gestire modalità di rinnovo che coinvolgerebbero non soltanto aspetti amministrativi, ma anche di compliance del ruolo degli agenti, tenuti a garantire comunque ai clienti coperture appropriate e completezza di informazione in una situazione che, di fatto, si configurerebbe, ad ogni rinnovo, come una nuova negoziazione con il cliente.
Lo scorso 5 agosto la Camera dei Deputati aveva approvato un Ordine del Giorno, presentato dall’On. Andrea De Bertoldi (LCD), del quale è nota la sensibilità alle problematiche della nostra categoria, che impegna il Governo “ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame destinate alle imprese, con ogni iniziativa di competenza volta a verificare con attenzione l’evoluzione delle pratiche contrattuali nel settore assicurativo, in particolare l’eliminazione della clausola di tacito rinnovo, nonché a garantire che i consumatori e le imprese possano continuare a scegliere, in piena libertà, contratti assicurativi che prevedano la continuità automatica della copertura”. “Una soppressione generalizzata e non regolamentata della clausola di tacito rinnovo – recitava fra l’altro l’Ordine del Giorno approvato – comporterebbe il concreto rischio di interruzioni involontarie delle coperture, esponendo famiglie e imprese a rilevanti danni economici in caso di eventi avversi durante i periodi di scopertura; invero, il mantenimento della clausola di tacita proroga non incide sulla libertà contrattuale, né limita in alcun modo la concorrenza tra operatori assicurativi”.
Nella lettera recentemente inviata agli agenti UnipolSai, Sna aveva ribadito che il Sindacato “ha da sempre contrastato l’uso distorto dello ius variandi, così come tutte le forme di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali che rischiano di minare il ruolo centrale dell’Agente nella relazione con il cliente, mettendone altresì a rischio il rapporto fiduciario con gli Assicurati”.
L’eliminazione del tacito rinnovo altro non è che una forma di deregolamentazione che concede ampio spazio all’introduzione di modifiche contrattuali che potrebbero essere pregiudizievoli per il cliente e andare a detrimento della figura dell’agente. Di fatto uno ius variandi ancora più semplice da gestire, per le imprese di assicurazione.
“Pur comprendendo le esigenze delle Imprese, connesse alla continua evoluzione del mercato – conclude la lettera di Sna agli agenti UnipolSai – riteniamo che ogni sperimentazione che possa incidere sulle dinamiche generali e quindi sul sistema dell’intermediazione assicurativa professionale nel nostro Paese, debba essere preceduta da un serio ed approfondito confronto, ampio e trasparente, con la Rappresentanza sindacale degli Agenti, e non limitarsi a tavoli paritetici tra singole Rappresentanze aziendali e rispettive singole Compagnie”.